Renzi, Franceschini e il patrimonio culturale: i buoni propositi per l’anno nuovo

Cari Amici,

 

Il neo Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, tratteggia la nascita del suo governo fuori da un passaggio elettorale. Come lunedì 24 febbraio infatti, ha sottolineato in Senato che il Paese ha oggi “un’unica chance: quella di sfruttare la timida ripresa per cambiare profondamente”. Ha aggiunto inoltre “Vorrei che ci mostrassimo reciprocamente le facce dei nostri ragazzi quando vanno in uno degli eventi che organizzano gli enti territoriali o a visitare un museo di notte, quando si rendono conto, cioè, che la cultura è qualcosa con cui si mangia, ossia qualcosa di cui si nutre l’anima. Quando dico che si mangia con la cultura dico che, allora, bisogna anche avere il coraggio di aprirsi agli investimenti privati nella cultura. Se si dice che è sbagliata la frase che con la cultura non si mangia, bisogna anche avere il coraggio di dire che la cultura deve aprirsi al coinvolgimento degli investimenti privati e creare posti di lavoro.Vorrei, però, mostrare a me stesso e a voi le facce e i volti di chi, in questi anni, ha avuto modo, ad esempio, di vedere un museo di notte, ha avuto modo di farsi interrogare da un’opera d’arte, ha avuto modo di provare ad ascoltare la bellezza della musica, non soltanto nelle scuole – doveva portata o riportata in modo diverso – ma anche nella quotidianità. In una qualsiasi realtà del mondo che non sia l’Italia, essere italiani è un dono. In una qualsiasi realtà del mondo che non siano i nostri palazzi dei poteri, essere italiani è un elemento di bellezza che non so quanto salvi il mondo, ma sicuramente salva l’export delle nostre aziende. In un qualsiasi luogo che non sia l’angusta autoreferenzialità del nostro dibattito, i valori della cultura fanno di noi una superpotenza mondiale. Se noi non siamo nelle condizioni di comprendere che è il mondo piatto nel quale viviamo è un mondo che paradossalmente ci offre delle opportunità senza fine, che possono unire i distretti tecnologici con i beni culturali, che possono unire la capacità di investire sulle nuove generazioni con l’esperienza, la saggezza e la bellezza dei più grandi, se noi non siamo in grado, su questo tema, di essere concretamente operativi, perdiamo un pezzo del nostro patrimonio culturale ed economico. È un pezzo della risposta alla crisi modificare le regole del gioco anche in questi settori.”

 

Dario Franceschini, nuovo Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il giorno precedente su QN, alla domanda se il dicastero da lui presieduto non ha la valenza politica di quello della Giustizia, che a quanto pare lui avrebbe rifiutato, risponde: “L’ho fatto consapevolmente, a mio avviso in Italia, con le bellezze e le potenzialità del Paese, è più importante anche di un ministero economico. Abbiamo enormi doveri di conservazione ma anche di valorizzazione, possiamo attrarre concretamente investimenti esteri”. Aggiunge inoltre in merito al turismo: “Ci sono flussi enormi e nuovi, non possiamo più immaginare che solo Roma, Venezia o Firenze siano i gradi di intercettarli. C’è un sistema paese, ma anche semplicemente il nostro territorio regionale, intessuto di città d’arte, di borghi e di coste capaci di essere attrattive e dare servizi. Abbiamo poi davanti a noi l’occasione dell’Expo 2015 per essere subito credibili e appetibili.”

 

Ieri 25 febbraio Paolo Conti, attraverso le pagine del Corriere della Sera, mette in risalto una prima mossa del neo Presidente MiBact, ossia l’annuncio di una linea di condotta nel rapporto privati-beni culturali, chiosa infatti Franceschini: “Si deve superare questo tabù. C’è una via di mezzo ragionevole, si deve tutelare nel modo più rigido il patrimonio pubblico ma contemporaneamente si deve valorizzarlo e fare in modo che aiuti anche il resto del Paese. Sarebbe incomprensibile se non investissimo sul nostro patrimonio”. Conti ritiene che tutto ciò vada attribuito a coloro che preferirebbero probabilmente vedere in macerie alcuni nostri gioielli pur di non affidarne il restauro e valorizzazione alle mani private perché l’Italia resta l’unico Paese europeo in cui un privato deve implorare la possibilità di contribuire alla salvaguardia del nostro Patrimonio. Lascia pertanto a Franceschini l’onore e l’onere di trovare regole virtuose per superare il tabù tra pubblico-privato grazie a una strada che appare spalancata!

 

Che dire, auguriamoci che ai buoni propositi dell’anno nuovo seguano i fatti!!!

 

Il Presidente Nazionale

Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini