Palazzo Viti, una storia esemplare di lavoro, inventiva e passione

palazzo viti

Il nostro consocio Umberto Viti di Volterra ha pubblicato di recente su il “Corriere della Sera” una lettera in cui narra la trasformazione del proprio palazzo, ereditato in cattive condizioni, in un vero gioiello.

 

Aperto al pubblico dal 1999, ad oggi è stato visitato da più di 280mila visitatori!

 

All’interno è presente una splendida collezione di quadri e mobili.

 

Riteniamo pertanto che Palazzo Viti sia una storia esemplare di lavoro, inventiva e passione da cui possiamo trarre tutti ispirazione.

 

Vi invitiamo quindi a leggere la sua lettera e a visitare il sito della dimora.

 

 

Filippo Massimo Lancellotti

 

 

Lettera:

 

Spett.le Corriere della Sera

www.corriere.it/storiedichinonsiarrende

 

Mi chiamo Umberto Viti ed ho 78 anni. Abito a Volterra piccola città d’arte, ora paesino di pensionati, in provincia di Pisa. Ho ereditato, senza volerlo, uno splendido palazzo della fine del 1500 in cattive condizioni. Ho lavorato fino a 65 anni nelle assicurazioni ma con la costante passione per l’arte e la storia per cui ho restaurato il palazzo rifacendo il tetto, la facciata, i bagni degli appartamenti affittati, ho trasformato le cantine in ristorante-pub (durante questi lavori ho scoperto una cisterna romana del I sec. d.C. e un pozzo etrusco anteriore al IV sec. a.C  intatto, costruito per riserva d’acqua). Ma il lavoro più importante è stato quello di riportare il primo piano, o piano nobile, del palazzo nelle condizioni in cui si trovava nel 1851 anno di acquisto del palazzo da parte della mia famiglia. Si tratta di 14 sale decorate, affrescate e arredate da una splendida collezione di quadri (Tiziano, Salvator Rosa, Lucia Anguissola, Le Nain, Ceresa, Corcos, Cannicci, Puccinelli, Tallone, De Maria ecc) mobili (la maggior parte sette-ottocento fra cui un Maggiolini) tavoli a mosaico di alabastro, oggetti orientali e soprammobili d’epoca. Tale arredamento è arrivato in parte per eredità, in parte come dote di mia moglie e in parte grazie ai guadagni ricavati dai visitatori del palazzo. Infatti, pienamente consapevole di non potermi permettere un’abitazione di oltre 400mq con un arredamento adeguato, ho aperto al pubblico nel 1999 quando sono andato in pensione. Da allora mia moglie ed io per 7 mesi l’anno, da aprile a novembre, facciamo i custodi del palazzo. In questi 14 anni abbiamo avuto circa 280.000 visitatori paganti ed i soldi ci hanno permesso di fare i lavori di restauro e ripristino della parte museale e non e di acquistare oggetti di antiquariato. Ora il Palazzo Viti compare su tutte le principali guide turistiche italiane ed estere e la nostra clientela è soprattutto straniera. Siamo in grado di fornire la guida in 14 lingue ed accogliere personalmente i visitatori parlando possibilmente in inglese e francese. Il tutto senza alcun aiuto materiale o morale da parte del Comune di Volterra o dello Stato italiano, pagando fra l’altro regolarmente le tasse che sono diventate troppo onerose in questi ultimi anni.

Per informazioni sul palazzo il sito internet è www.palazzoviti.it e se vi sembra giusto aiutarci con un po’ di pubblicità. Abbiamo avuto i complimenti di Federico Zeri, Daverio e Sgarbi ha scritto anche qualche articolo sul palazzo Viti.

                                                                                                                                          

P.S. Il Palazzo Viti  è l’unico palazzo totalmente privato e aperto al pubblico regolarmente in Italia, che funziona senza contributi e senza aiuti. A Volterra esistevano, quando era città, più di 20 palazzi con un patrimonio storico-artistico di primaria importanza; attualmente solo il Palazzo Viti, il Palazzo Cangini-Westinghouse e Palazzo Bresciani hanno mantenuto sia la struttura che gli arredi ad un buon livello, tutti gli altri sono in lento, ma continuo disfacimento. Se le tasse sulle dimore storiche non verranno ridimensionate, si assisterà alla scomparsa di una parte importantissima della nostra storia e del nostro retaggio culturale. Tutto questo per mantenere un po’ più a lungo una classe politica e una burocrazia che danno sempre meno, ma costano sempre di più.

Cordiali saluti                                                                                     

Umberto Viti